venerdì 29 marzo 2013

La Dama che amò due Principi - Recensione. Gabriella Magrini ci trasporta tra le meraviglie del Giappone medievale



La Dama che amò due Principi -- Gabriella Magrini
Per puro caso, mentre cercavo qualche nuova lettura ambientata in Giappone, salta fuori questo libro non nuovissimo - del 2006 -  dove un'italiana si cimenta nel narrare la storia di una poetessa e dama di corte imperiale che visse realmente intorno all'anno 1000, quando il Giappone era ancora un impero forte e il potere del suo reggente non era messo in discussione da lotte intestine.
Il suo nome fu Izumi Shikibu (non il nome reale ma lo pseudonimo che tutte le dame di corte adottavano, derivato dall'unione del nome della città da cui provenivano con il loro titolo a corte).
La vita di questa donna bellissima e dall'animo profondo e delicato, alla costante ricerca di un'ispirazione per la sua arte e dell'amore - quello disperato e straziante che ti riempie l'anima ma un attimo dopo la svuota - è il mezzo attraverso il quale il lettore viene messo a conoscenza delle vicissitudini di corte e dei complicati riti che ne scandiscono i ritmi quotidiani.
E mentre molti anni dopo quando ormai dama Shikibu è in ritiro monacale, lei comincia a scrivere le sue memorie e piano piano vengono alla luce amori passati e distruttivi, scandali senza precedenti alla corte imperiale. Nel frattempo l'intreccio narrativo si arricchisce di una congiura a palazzo, ai danni del futuro imperatore.

Questo romanzo brevissimo - sono poco più di 250 pagine - è un piccolo gioiello di delicatezza e purezza, caratteristiche derivate dalla stessa protagonista, che si lascia leggere con trasporto e semplicità. E' uno di quei romanzi che consiglierei a chi desidera avvicinarsi a piccoli passi alla cultura orientale e allo stesso tempo, rilassare la mente.
Rispetto a certi altri tomi che ho letto in passato e sto tuttora leggendo (il Genji Monogatari per esempio, o Shogun di James Clavell), questo romanzo è "acqua schietta"; non fraintendetemi però perché non voglio dargli un giudizio troppo negativo. Purtroppo credo che sia un romanzo semplice e lineare sì ma, poco caratterizzato.
La bellezza delle storie ambientate in Giappone è la particolarizzazione degli usi e costumi la spiegazione del perché esistono e le descrizioni della meravigliose case, dei suppellettili delle acconciature e dei kimono (specie se i personaggi principali sono nobili o appartenenti alla corte imperiale).
Qui, ho travato un po' di carenza dal punto di vista descrittivo; magari l'autrice dice quanti strati di kimono dama Shikibu indossa ma non ti fa una descrizione particolareggiata delle sete, dei colori sgargianti dipinti a mano che venivano scelti con cura maniacale dalle dame di corte perché non stonassero sovrapposti uno sopra all'altro. Oppure le acconciature: quelle mancano completamente.
Le dame di corte si facevano crescere i neri capelli serici fino ai piedi (veramente, non è uno scherzo), per simboleggiare la loro risma sociale e lo stile di vita che conducevano - e questo dava adito durante le cerimonie ufficiali, di raccogliere i capelli con ornamenti di ogni genere e in modi e maniere sempre fantasiose. Acconciature che erano così complicate che dovevano mantenerle per giorni pur di non rovinare la tanta fatica fatta durante la loro creazione.
I paesaggi del Giappone inoltre, sono ciò che di più lontano esiste dal mondo dell'uomo occidentale. Non solo quelli racchiusi all'interno delle mura della corte imperiale - un microcosmo in un macrocosmo - ma anche la natura circostante è così affascinante da aver incantato per secoli visitatori gaijin - stranieri - o addirittura ad aver ispirato racconti e poesie degli stessi artisti giapponesi.
Tutto questo manca, lasciando un vuoto incolmabile che nemmeno la narrazione dell'incredibile esperienza umana della protagonista può colmare.
La nostra beniamina non sembra vivere in un mondo a noi del tutto estraneo, ma nella villetta a schiera che da sul giardino, dietro casa mia.
Poi, per carità, le vicissitudini amorose di dama Shikibu, trasportano il lettore dentro la storia piedi e caviglie compresi ma manca quella scintilla che sigilla con il fuoco nella mente una storia che hai amato particolarmente.
Non bastano qualche parola - spiegata in un glossario a fine libro - in lingua per trasportarti completamente in un mondo estraneo.

Voglio però smettere di fare la criticona e mettere in risalto ciò che c'è di positivo in questo libro.
E' scritto molto bene, tanto per cominciare. Non annoia mai, non diventa mai pesante (ma forse proprio perché mancano tutte quelle caratterizzazioni di cui lamentavo poco prima), e scorre come acqua lieve di pagina in pagina. Merito anche della protagonista, la cui sensibilità viene messa in risalto dalla ricerca continua di una ragione di vivere attraverso le passioni e gli amori che costellano la sua esistenza; dai matrimoni combinati alle passioni occasionali poi trasformate in grandi amori.
Quindi non solo i due principi da cui il titolo, ma una serie di amanti nominati o meno che dama Shikibu incontra e di cui ci rende partecipi nell'arco della narrazione.
Ho trovato azzeccatissimi i tanka - poesie brevi in 5 versi - a inizio di ogni capitolo, non solo perché estremamente coerenti con il contenuto ma anche perché sono una forma letteraria/poetica tipicamente giapponese, insieme agli haiku, che esprimono in poche parole la cultura e la filosofia del paese del Sol Levante.

E ora l'ultimo aspetto che voglio brevemente analizzare di questo romanzo, e non saprei se sia una critica o un lode: la protagonista, Izumi Shikibu.
Fantasiosa creazione della Magrini o ipotetica figura che avrebbe avuto una qualche possibilità di esistere nella società medievale Giapponese? Sì e no a mio parere, nel senso che certe pulsioni e certi desideri erano probabilmente insiti in molti ma pochi potevano permettersi di esprimerli, soprattutto quando si trattava di donne.
Le donne non potevano percorrere la via dei guerrieri o meglio conosciuti come samurai, per cui l'unico modo che avevano per preservare l'onore - il loro e quello della famiglia, oltre che dell'eventuale marito - era fare esattamente ciò che ci si aspettava da loro. La libertà di vivere appieno le proprie passioni era prerogativa esclusiva degli uomini che anche se non nascondevano relazioni extraconiugali, non potevano permettersi di disonorare la prima moglie, la più importante, dando maggiori attenzioni, tempo, ricchezze alle amanti occasionali. Le donne, ed esclusivamente le nobili, non erano facilmente perdonate nelle "scappatelle", per cui principalmente si astenevano dall'avere relazioni sconvenienti. Dama Shikibu, invece, per tutta la durata della storia, pare avere sempre pochi scrupoli nelle sue scelte, guidata esclusivamente dalla passione e dall'amore; non era così semplice per nessuna, questo punto va chiarito.
E' per questo che la nostra eroina mi pare un po' troppo indipendente rispetto al contesto in cui è collocata.
Ma la figura che alla fine ne viene fuori, è vincente: nonostante gli errori, le sofferenze, non ha mai chinato il capo e ha sempre vissuto secondo il proprio cuore - da outsider - beniamina positiva dell'esaltazione e dell'accettazione di sé.
E nonostante l'intrigo di corte che da un certo momento in avanti prende piede, l'attenzione del lettore che ogni tanto viene pilotata su personaggi secondari, i nomi esotici dei suoi amanti che si susseguono pagina dopo pagina, Izumi Shikibu è un personaggio che riesce a calamitare l'attenzione del lettore e a permeare ogni rigo della sua delicatezza.
Come acqua che scroscia delicata tra le pagine, appunto.

Hope Valentine.

giovedì 14 marzo 2013

My top ten of indie / alternative plays in 2012. Little personal chart and a very, very unofficial one

From the title it's clear that you will not find common names. I want to specific it right away.
In addition, the list of these top 10 albums that have fascinated me and sealed with glue to ear headphones for most or almost the last 2012, is mine, personal and there is nothing that is derived from the various "Worldwide Charts" etc. , if they exist. So, no pop music, no names too well known, no clubber beats.
And above all, I'm not degreeded in music and I'm not a music critic.
This is a list of plays that reflect my personal tastes so I do not want to see on your faces expressions like: "But I would not even put them on the chart". Or, "Why didn't she put this or that artist".
Or again: "Who the hell are these people?".
I 've warned you in advance!

I wanted to compile this list of 10 most interesting albums released in 2012, some are old acquaintances first-time solo, others are at theyre first debut album. Still, others had already made known in the past but have preferred to spend a few years in silence before returning to music scene with new proposals.
The judgment is based on the all-resulting of the album, the harmony created by all songs contained therein, better managed by the number of pieces contained in a single LP.
There will not be big names but mostly unknown artists into the mainstream, because I like to "make it strange" and to introduce newcomers to the great mass.
Some discoveries must be shared!



Soap & Skin--Narrow
10. Soap & Skin -- "Narrow"
Let's start with something relaxed and extremely alternative. It will be the voice of this girl so warm and heartbreaking at the same time. Will be the construction melodic synth sounds and beats that blend raw melodies on the piano that struck me from the beginning, the fact is that it was love at first listen. And to think that I had never heard anything before hitting upon this production, nosed around here and there among the new releases of the year.
At times hysterical, at times as sweet as honey tones on this album are unconventional.
Sounds rough added during the production that remind me of a very recent publication of Feist (her "Metals", to be precise), I was immediately intrigued and push towards a second and then third listening, and so on. That's something very primal, like the cries of a child: the sound that the voice of Soap & Skin at times reminds me. The girl is special.
Listen to relaxing with a glass of wine in hand. Or in a winter evening we want pampering in the folds of being human.
Recommended listening: "Voyage, Voyage", the heavy synth of "Deathmental" and then be soothed by "Cradlesong" and "Wonder".
 

Cat power--Sun
09. Cat Power -- "Sun"
By something in low-tempo we switch to something ... complicated! Well, Chan Marshall is famous for being not a linear woman and a predictable one and after a solo album released almost six years ago, almost shelved depression and love delusions, she's back shaking her style almost consolidated of chanteuse du mal vivre.
Not that she's suddenly become cheerful and positive; she has always that malaise which is expressed in the bass distorted and complicated lyrics, in rhythmic hiccup that we hear in this new effort.
It isn't completly true that her style is upset; actually starting from that - guitar in hand, a few chords fetched - only then it was remixed by Philippe Zdar (Cassius), and the result is this very innovative product, never tiring.
Try it yourself, even if you never approached to Miss Marshall.
"Cherokee", "3, 6, 9," "Human Being", "Peace And Love": a little 'remind us of the past and a little' make a leap into the future.
Long, hypnotic but don't have to miss it: "Nothing But Time" ft. Iggy Pop.
 

Ty Segall-Twins
08. Ty Segall -- "Twins"
Psych me out! And this is just the first of two albums that seems to come from the 70s that I will propose (and I'm not particularly fanatical of the genre).
This third work in 2012 for our Ty, is the first solo album and I hope not the last. That were more often these flashes of genius that last three minutes each! Fresh, well-made, acid and garage untill the end.
Also 'summer-likable'; I already feel the endorphins that propagate along my veins. In addition it has the power to catapultarti directly on the Golden Gate Bridge in San Francisco that is not from all.
Of hard and raw there are many, but so good and with such a strong sense of aesthetics, there are numbered.
The chaos is only apparent even though to an untrained ear it may not seem obvious.
And then, a nod to Nirvana never hurts.
"Thank God For Sinners", "Inside Your Heart", "Would You Be My Love", "They Told Me Too", "The Hill", you will understand why I love so much this festival of psychedelia.
 


Mumford & Sons--Babel
07. Mumford & Sons - -"Babel"
I had missed these four country-guys! As this work reminds me a lot the sounds of its predecessor ("Sigh No More"), and then design an evolution almost non-existent, I could not give up to listen at it, and listen ... and listen.
There's nothing to do: damn them and that banjo unleashed that accompanies them wherever they go! I can't help but want to dance like a mad woman possessed to the rhythm of their joy.
And this is the great beauty of this work: the world is a confused Babel, cultures, languages, different feelings are mixed indiscriminately, but now, you can not help but live this existence with hope, strength and a smile on your face .
Keep it up!
I suggest in particular: "Babel," "I Will Wait", "Lover's Eyes", "Hopeless Wanderer", even though as this album should be listened to everything in order to enter fully into unmistakable sound of this English band.
 

Jake Bugg--Jake Bugg
06. Jake Bugg -- "Jake Bugg"
And I hate the self-titled albums of artists.
This kid is just eighteen years old whom is a rookie who poses as a great artist. But it does so with such a conviction and skill that I almost fell for it.
In fact, the album is a little gem of talent pouring from every note and even a lot of musical and compositional immaturity that though - if started on the right path - promises to make history.
Here is this young new Elvis Costello, or even young Mr. Zimmerman if you really want to agree with the criticisms all over world, which promises to give a dream.
The album should be heard in all its influence to Simon & Garfunkel, very acid-folk or simply folk-blues, but the pieces that absolutely must be passed in review at least once are "Lightning Bolt", "Simple As This", " Country Song"  and "Trouble Town"- the latter especially to understand how the eye to the past this young artist has, promises a bright future.
 
 

Tame Impala--Lonerism
05. Tame Impala -- "Lonerism"
Probably if I had twenty-five years in the 60s/70s, I would have done everything in my power to participate in the concert of Woodstock. And after my musical preferences confirmed by this chart, there are no more doubts.
Tame Impala also seem to come from an acid trip since the Peace and Love culture, yet they occupy a step higher than Ty Segall, however, that raised the genre in the sub-culture generation. Why? Because we are in front of a band still searching for innovation in every sound that produces, in every little guitar riffs, with every touch of the keyboard, the sound is distorted at best.
The funny thing is that they seem, however, a sort of Pink Floyd dressed according to the fashion of the twenty-first century who meeting with the Beatles in their most psychedelic period, with the same sounds distorted and hallucinatory but with a very aloud battery that's sometimes too monotonous.
However into lack of originality, because they refer to a genre soooo vintage, they try and then succeed in bringing to light a genre that belonged more to our parents.
Try to believe: "Apocalypse Dream", "Feels Like We Only Go Backwards", "Elephant", "Led Zeppelin (bonus track)", and "Nothing That Has Happened So Far Has Been Anything We Could Control".
 
 

Band Of Skulls--Sweet Sour
04. Band Of Skulls -- "Sweet Sour"
I fell in love with these three guys, that play as if they were thirty, back in 2009 and since then I have done nothing but play their album on loop on the iPod. When I found out that they would return with a brand new work, I abandoned all caution and booked immediatly their second LP. Given their presence in this list, they didn't let me down.
Almost every song on this album is a success and makes you feel like on a roller coaster. Try to run in order the first three tracks: the agreements of the homonymous aggressive "Sweet Sour", the syncopated rhythms of the beautiful "Bruises" and then relax yourself with a sweet and very bluesy "Lay My Head Down".
And the start again with a boom with "The Devil Take Care Of His Own".
In short, there is something for all tastes: from the workpiece typically garage to thypical soundtrack ballad.
For them whom have been told that they get what is left of the crumbs of the White Stripes, as if to be an offense. Well, crumbs are very successful.
Complete the listening "Wanderluster", "Lies" and "Close To Nowhere."
 

And now the podium. 
For the next album I think it's fair to list the entire tracklist.
  

Lana Del Rey--Born To Die
03. Lana Del Rey -- "Born To Die"
 
  1. Born To Die
  2. Off To The Races
  3. Blue Jeans
  4. Video Games
  5. Diet Mountain Dew
  6. National Anthem
  7. Dark Paradise
  8. Radio
  9. Carmen
  10. Million Dollar Man
  11. Summertime Sadness
  12. This Is What Makes Us Girls
  13. Without You
  14. Lolita
  15. Lucky Ones

Of this artist I have already spoken in detail but I can't help and I have to repeat myself.
The lady is insipid and has nothing to say? False. It 'a plastic character created to pearce the mainstream around her? Maybe, although I think the girl is just so, so beautiful that it seems fake. Her vocal talent is limited and she's not this great interpreter? Yes and no; certainly miss Grant still needs some lessons in singing but you certainly can not say that with those deep tones doesn' t give you chills.
This is a great album and there's no song in It that doesent' border perfection. Melodies studied untill the smallest detail to give that retro '50s and '60s style that makes the whole LP absolutely captivating and different from the usual soups heated - pass me the term.
Lyrics reminiscent of the old glories of the past, when Hollywood and Los Angeles were still dreamlands.
Sweetness and bitterness alternate each other during the all entire LP... In short, the first work of Lana recognized by the bulk is a great starting point for a great career ahead. I hope that provides for further maturation and experimentation genres that I will follow with interest.
Because the girl is like the sky that you see into the art cover: peaceful, but inlaid with gray clouds which interrupt the unnatural perfection


Jack White--Blunderbuss
02. JackWhite -- "Blunderbuss"
 
  1. Missing Pieces
  2. Sixteen saltines
  3. Freedom At 21
  4. Love Interruption
  5. Blunderbuss
  6. Hypocritical Kiss
  7. Weep Themselves To Sleep
  8. I 'm Shakin'
  9. Trash Tongue Talker
  10. Hip (Eponymous) Poor Boy
  11. I Think I Should Go To Sleep
  12. On And On And On
  13. Take Me With You When You Go




 

And then Jack White returns.
This time with a solo project that made thrilled, as soon as I heard about it. Of pure joy, of course.
I know him from the beginning of his career and I have followed him up until his latest work for his independent label Third Man Records.
The wonderful thing is that starting from a garage sound and a dirty one, very rock and then very hallucinating (with Dead Weather), then moving on to more bluesy sound that is his declared passion and musical inspiration with The Raconteurs, now our dear Jack puts in this work all of this genres together and delivers us a suffered, complete and mature full album.
Ripe enough to bring him to definitive consecration as one of today's Masters of Rock.
Starting with songs that reminds of the splendor of the White Stripes, as "Missing Pieces", "Sixteen Saltines" and then let us do a check with "Freedom At 21" that has combined with the Dead Weather's production, could not miss the brackets blues of "Love Interruption" - magnificent in its disarming simplicity and simple structure of the melody - and "Blunderbuss".
White's career stages are just all here starting from the original ones to the most classic, of all being true respectful of what was once the kind of folk-blues. And how not to mention the fabulous cover of "I'm Shaking", original song of 1960 and revived with a sound adapted to the XXIth century.
"Hip (Eponymous) Poor Boy" is a classic piece from The Raconteurs but there is no greater satisfaction than to hear the introduction of "On And On And On"; the sound seems to come directly from the dusty streets of Nashville and the repetition of the chorus in that urgent way appeals to you and forces you to restart the disc to enjoy every nuance.
Eventually Jack White is an entrepreneur of himself, a proponent of the most different and eclectic musical projects of the last decade, multi-instrumentalist and author of the best-known independent music on earth (who can forget "Seven Nation Army" or the magnificent and powerful cover of "I Just Do not Know What To do With Myself"?), and last but not least one of the biggest rock star of this century.
This LP is the proof and the final confirmation.

01.Thenewno2 -- "Thefearofmissingout"

Thenewno2--Thefearofmissingout

  1. Station
  2. Wide Awake
  3. Timezone
  4. I Will not Go
  5. Hanging On
  6. Looking Beyond
  7. The Wait Around
  8. Staring Out To Sea
  9. Make It Home
  10. The Number

I'm afraid my favorite band of who-the-are-hell-they, will soon become ah-are-those-of-Beautiful-Creatures-saga. Since I discovered that they were working on the soundtrack of "Beautiful Creatures", in fact I got shocked. But then I thought that maybe this could be the way they would have gotten a bit 'of world-wide consideration they deserve. Beacause this band is really good.
George Harrison's son, Dhani Harrison (Dhani, I love you ... but what kind of name you got?), founded this band in 2009 along with a couple of puny fellow adventurers, but the project takes so much shape that currently the band has six members. All that mattered to these guys when they decided to join their artistic forces was to make music so that's why they chose a name that does not suggest anything material or real. Simply "The new number 2": the choice seemed legitimate because the high-sounding name of the frontman and guitarist, Dhani Harrison.
After a debut on the sly and not particularly relevant - the usual work of an indie band that does not want to be labeled in any musical defined genre - they achieved harmony that bringed them to maturity at this second job.
"Thefearofmissingout" is bold, experimental and awfully good. I love, literally, when someone tries to get out of the schemes being able to maintain this identity and that's what happens in this LP.
A perfectly integrated mix of synth-rock, rap and ambient music.
It makes you think.
This "Thefearofmissingout" makes you realize it's not good to remain anchored to stay within a genre and never attempts to experiment measured, accurate, clear and thorough. Because is such a studied album that we're talking about. Clean in every sound and linear as just a concept album can be.
The fear of not being able to reach an objective and continuous seeking reassurance that everything will go smoothly, that you're not alone, is the recurring theme of this work.
The ethereal voice of Dhani, sometimes even a little 'feminine in those acute, stylized vocals, increases the effect of time dilation that the listening to this album brings you.
In short, it is a real bomb that we're talking about.
That 's why I'm so afraid that from now on this very valuable band is likely to be identified with the franchise for which they wrote the soundtrack. I wouldn't them to do the end of other good bands - such as Death Cab For Cutie, for example - that after participating in a similar project, have known worldwide success and then brought them to a loss of identity, consequential and obvious decay (Death Cab splitted, just to be clear).
I hope that for Thenewno2's fate can be different.
Fingers crossed.
 
 
Hope Valentine.





Birdy, la dolcezza dell'essere giovani


Birdy--Birdy (Deluxe Edition)

voto: ****

E quando un album ti piace da morire, lo ascolti milioni di volte. Oppure quando un'artista ha quella magia che non ti sai spiegare e ti affascina al punto da calamitarti.
Di solito do poco credito ai baby artisti e infatti evito proprio di avvicinarmici neanche fossero la mia criptonite. Ma nell'ultimo anno mi sono dovuta ricredere più e più volte; Jake Bugg è stato un esempio, amato al punto da inserirlo nella chart dei miei dieci migliori ascolti del 2012.

Voglio raccontarvi come sono finita nella "rete" di Jasmine Van den Bogaerde, in arte Birdy.
No, non a San Remo... vi piacerebbe! Potevo non essere già a conoscenza dell'esistenza di una simile, rara e delicata artista? Certo che lo ero, dall'ascolto della colonna sonora del film Hunger Games.
La traccia che Birdy aveva composto per l'occasione era proprio l'ultima di tutta una sfilza di ballate folk-rock ed era la perla più rara e splendente di tutte: Just a Game, è dunque il brano con cui ho conosciuto questa giovane artista. E non potete neanche immaginare che faccia ho fatto quando ho scoperto che era una quindicenne pivellina (dopo che avevo letteralmente pianto sulle note di quella canzone).
Sotto shock, mi sono comunque messa alla ricerca di materiale in più e alla fine ho scoperto che la ragazza è inglese, figlia di artisti e imparentata con personaggi più o meno noti nella cultura britannica. Scrive testi da quando ha nove anni e ha sempre studiato - grazie alla mamma che è musicista in un'orchestra - musica classica e pianoforte.
Di norma frequenta la scuola e fa assenze solo quando è strettamente necessario a causa del lavoro ma appena può torna sui banchi per studiare. Insomma, sembrerebbe una ragazzina come tante altre.
Se non fosse per i suoi ascolti decisamente poco mainstream e per l'innata capacità di mettere in musica emozioni tanto più mature rispetto alla sua età.
Ma parliamo della sua musica, appunto.
Ancora troppo acerba per un LP di inediti cantautorali, nel 2011 è stato pubblicato un album omonimo (altra cosa che odio come ben sapete ma il fatto che la recensica, significa quanto ne valga la pena dare un ascolto a questo album), di cover.
Brani decisamente poco noti alla grande massa e già di partenza questo è un punto a suo favore.
Sonorità folk e intimiste, molto fumose e intense; pianoforte suonato con delicata bravura le cui note abbracciano una voce ancora non completamente formata ma già estremamente espressiva.
Gli ingredienti perché il futuro album di inediti di Birdy - previsto a breve, forse addirittura a fine 2013 - sia di qualità, ci sono tutti.
Non è semplice prendere la canzone di qualcun'altro e farla propria perché si rischia di mancare di capacità interpretativa (oltre che il pericolo di incombere in una pessima copia, standardizzata e stiracchiata in qualità). E' un dato di fatto che sono poche le cover di canzoni talmente degne di nota da entrare nella storia della musica e che riescono ad esaltare o addirittura superare l'originale (Knokin' On Heavens Door, rifatta dai Guns n' Roses è uno dei pochi esempi).
La sensibilità di calarsi nelle storie altrui è prerogativa del musicista di qualità che se anche non scrive i propri testi ma canta di storie scritte da altri deve trovare la via dell'"universalità": un esempio calzante di ciò che sto dicendo può essere Adele la cui innegabile capacità di raccontare storie che entrino sotto la pelle di tutti, l'ha portata dove sta ora (all'Oscar).

Birdy apre l'album con 1901, vecchio pezzo dei Phoenix, adattato perché faccia capire fin da subito quali sono le "corde" di quest'artista; è in pieno stile folk e sottolinea come la giovane Jasmine non rinunci al pianoforte ma non dica di no nemmeno all'utilizzo di batteria e un lievissimo basso.
Arriva la splendida Skinny Love che già avevo amato nella versione originale di Bon Iver (che compare nell'album For Emma, Forever Ago), qui solo pianoforte e voce: in questa traccia, dove la voce è sottile e lievemente incrinata, è possibile percepire tutta l'amarezza che forse l'autore originale evitava di metterci per non appesantire troppo il brano, eppure il risultato è comunque ottimo. Segue il gioiello di questo LP per bravura interpretativa e costruzione della melodia: People Help The People, è cover di un pezzo di Cherry Ghost con cui le differenze sono strabilianti: strabilianti perché ricordiamo che Birdy  aveva solo quattordici/quindici anni nel momento in cui ri-scrisse il pezzo. Se siete curiosi anche solo la metà di quanto lo sono io, so già che andrete ad ascoltarvi la versione originale per poi rimanere senza parole ascoltando quella di Birdy; desolazione, abbandono ed alienazione sono esattamente le prime sensazioni che avvolgono l'ascoltatore per poi trasformarsi in speranza piena e luminosa a mano mano che ci si avvicina alla fine.
White Winter Hymnal, cover di un pezzo dei Fleet Foxes - pionieri del folk moderno - è un puro inno all'inverno; è una breve chicca che sembra fatta apposta per evocare il focolare e la neve che scende soffice e gelida dal cielo.
Si prosegue con il pezzone Disctric Sleeps Alone Tonight dei Postal Service: meno immediato dei suoi predecessori ma non meno intenso. I cori si sprecano e fin dall'inizio il pianoforte è accompagnato da un tappeto più complesso di suoni e la voce di Birdy sembra anche essere più matura. I'll Never Forget You (Francis & The Light), è semplicemente strappa-lacrime, non puoi resistere alla dolcezza della melodia e alla vocina-ina-ina tutta tremolii e acutini di Birdy che sussurra "I'll never forget you...". E il livello qualitativo non scende nemmeno sui brani successivi, passando per una un po' più "spensierata" Young Blood (schema musicale che ricorda 1901), fino ad arrivare alla cover di un brano dei The XX, Shelter, dove inciampare sarebbe stato facilissimo visto il genere di canzone (tutto sinth e voce angelica del frontman), non sia proprio dei più accessibili ma che invece Birdy riesce a fare propria e a trasformarla in parte integrante dell'album, fondendolo con le cover precedenti e successive. Fire & Rain e Terrible Love sono sempre cover: la prima era già un brano bello di suo e dalle lyrics estremamente toccanti - James Taylor la scrisse per una sua cara amica morta suicida - ma reinterpretata dalla dolce voce giovanile della Bogaerde il pezzo assume quella tristezza malinconica che non lascia scampo; la seconda è ben costruita con il gioco piano-archi che ha inizio più o meno al minuto 01:30, che a Birdy piace tanto.
Without A Word è invece un'inedita scritta dalla stessa Birdy: è molto delicata e dolce e scritta con cura e grazia. E' un brano solo piano e voce, in cui le incertezze e le incrintaure in questo caso sono funzionali per meglio esprimere il soggetto del brano. Certo, nel confronto con gli altri pezzi coverizzati questo primo tentativo cantautorale sembra sbiadire un pochino, ma io terrei sempre bene a mente quanti anni ha l'autrice.
Nella versione deluxe troviamo Comforting Sounds, brano di quasi nove minuti che inizia e finisce con una bella sessione d'archi, con più spazio nella parte centrale al piano e alla voce di Birdy. Non fatevi spaventare dalla lunghezza di questa canzone; i minuti passano in fretta anche troppo, vista l'alta qualità che ne permea ogni nota.
Farewell and Goodnight, è un'altra bellissima cover e chiude degnamente questo album catartico e promettente. E' in sintesi estrema, una piccola ninna nanna e non poteva esserci finale più dolce di questo.
In chiusura, troviamo una versione live di People Help The People, da ascoltare assolutamente se si ha apprezzato la versione studio.




Birdy--Live In London
A questo proposito, ricordo che poco dopo l'uscita dell'album omonimo, Birdy si è cimentata in un concerto dal vivo a Londra, registrato e poi pubblicato come Birdy--Live In London.
Da ascoltare imperativamente se si ha apprezzato l'album in studio e si desidera assaporare le stesse melodie spogliate di qualsiasi costruzione e ridotte all'osso: solo piano e voce.
Qui, risulta ancora più evidente il talento compositivo e canoro di quest'artista inglese, che è pressoché perfetta a livello di cantato ed empatica al punto giusto nell'interpretazione.
Ecco la tracklist completa:
  1. Shelter
  2. The A Team
  3. 1901
  4. Just a Game
  5. Young Blood
  6. People Help The People
  7. Terrible Love
  8. Skinny Love

Ricapitolando, pronostico a Birdy una carriera in musica brillante e promettente; non si ascoltano tutti i giorni simili gioielli delicati e magnifici. Ma se anche decidesse che la musica non fa per lei oppure se crescendo e cambiando, Jasmine decidesse di cambiare genere e diventare una nuova Kei$a (spero proprio di no ma si sa che a volte le speranze vanno alle ortiche), l'album omonimo "Birdy" e il "Live In London", sono consigliatissimi da avere nella propria collezione di LPs.
Magari tra qualche anno, sarà d'ispirazione non piùa noi ma ai nostri figli e sarà utile anche per ricordare loro che nella vita ci sono altri obbiettivi oltre la materialità e l'egocentrismo.


Hope Valentine.




lunedì 11 marzo 2013

"Asile's World" di Elisa; un magnifico album alternative

Elisa--Asile'World

voto: *** 1/2

A volte ritornano.
Direttamente dalle brume della memoria del mio personale passato.
Avevo poco più di 12 o 13 anni quando rimasi folgorata dalla vincitrice di San Remo 2001; una giovanissima di nome Elisa che presentava una canzone "misteriosa", stravagante ma bellissima ed intensa.
Corsi a comprare subito l'audio-cassetta(!), dell'album ma solo per il puro piacere di riascoltare il brano vincitore del Festival più e più volte. Ignorai quasi completamente il resto dei brani che erano troppo difficili per una tredicenne da capire. Ora con il senno di poi, oserei dire che erano brani 'alternative'.
Passati dodici anni - sembrano un'infinità - riscopro finalmente questo secondo lavoro di Elisa, come uno dei più belli da lei mai prodotti e forse uno dei migliori del panorama musicale italiano. Senza dubbio è stato un LP un po' snobbato già allora e quasi sicuramente ora dimenticato dai più ma in questo lavoro la Toffoli ci si era cimentata talmente tanto da riuscire a dare all'intero lavoro uno spessore non da poco e a differenziarlo completamente sia dal suo precedente lavoro (Pipes & Flowers), che da quelli a venire. Merita almeno un 'revival'. O come minimo un'ascoltata e via, prima che vada definitavamente nel dimenticatoio. Io provo, dal canto mio, ad evitare che ci si dimentichi di un simile ottimo lavoro - a prescindere dalla qualità delle produzioni successive della stessa artista.

Ecco la tracklist della riedizione (quella con le grafiche rosse):

  1.  Luce (Tramonti a Nord Est)
  2. Gift
  3. Chameleon
  4. Happiness is Home
  5. Asile's World
  6. Seven Times
  7. Upside Down
  8. A Little Over Zero
  9. Creature
  10. Just Some Order
  11. Come and Sit
  12. Happiness is Home (Elisa's Remix)
  13. Tic Tac
  14. Little Eye
  15. Come Speak to Me
  16. Asile's World (Bedroom Rockers Remix)
Farei una recensione track-by-track perché dare un giudizio complessivo di un lavoro di almeno dieci anni fa non avrebbe avuto senso, potevo evitare di annoiare tutti con questo articolo fin dal principio! Altrimenti, saltate il pezzo centrale dell'articolo e ci rivediamo alle conclusioni finali...

Recensione track-by-track:

Luce (Tramonti a Nord Est); dire che questa canzone è un capolavoro di melodia e testo, è farle un dispetto (sia a Elisa che alla canzone). Questo brano è ma-gni-fi-co! Le immagini evocative che Elisa usa per descrivere la fine di un amore sono paragonabili solo a quelle di una poesia: "(...) siamo luce che cade dagli occhi, sui tramonti della mia terra, su nuovi giorni in una lacrima. Ascoltami".
Mi vengono i brividi anche solo a trascriverla. E la limpidezza con cui l'artista canta queste strofe, è da ascesi... quasi come se trascendesse la sofferenza per passare a un nuovo piano di consapevolezza, dove il dolore non è più qualcosa che la riguardi.
Da notare i ritmi "tribali" che scandiscono le strofe per poi trasformarsi nella meravigliosa costruzione di archi nell'inciso di matrice orchestrale. E' il brano che più si discosta dal concept dell'intero album ma non per questo è da considerarsi "fuori tema"; è semplicemente una piccola parentesi tra le sonorità elettroniche e sperimentali che caratterizzano tutto il lavoro.

Gift; il primo singolo estratto da questo album (prima ancora di Luce), è forse uno dei meglio riusciti di questo LP per mix di sperimentazione e commercialità. Dedicato alla madre - ma non solo alla sua, ma più generalmente alle gioie/difficoltà di essere genitrice - è con questo pezzo che cominciamo ad addentrarci nel mondo di Elisa. Beat continui e sound da quasi rave-party, sono gli ingredienti principali, che ritroveremo con ritmiche ogni volta diverse, per il resto del lavoro. Da qui, comincia il viaggio vero e proprio.

Chameleon; ecco il mio brano preferito. Il punto di rottura con tutto ciò che è venuto prima. I vocalizzi all'inizio del pezzo ricordano sinistramente quelli iniziali di Labyrinth, ma più sommessi, ancestrali... monotoni e intimi. Denotano il "passo indietro" dell'artista che anziché aprirsi all'ascoltatore con potenti echi rock, qui lo prende per mano e lo trascina nelle pieghe oscure della sua personalità contorta - così come lo è la produzione di base: beat cupi e sonorità basse che avvolgono e abbracciano la voce rotta e oscura di Elisa. E lei canta, dolcemente: "I hold a chameleon in my heart, disatrous and divine. And I'm never alore and he is my guide, I'm never alone and he is my guide".

Happiness is Home; brano "catchy" (rispetto al resto dell'album quindi, è una definizione a dir poco approssimativa), e non esagaratamente intenso da un punto di vista psicologico. Elisa qui decanta la gioia di essere a casa e della libertà che prova nel vivere tra quelle quattro mura. Concetto che ben si sposa con la personalità di chiunque sia un minimo introverso e timido; questo pezzo ha ancora una volta però, per quanto non brilli in modo particolare, la spiccata capacità di trascinare ancora più a fondonel mondo della Toffoli e di fartici immergere completamente. Da mettere in evidenza i cori molto vicini al gospel che sono stati affiancati alla voce solista di Elisa; in realtà sono solo più registrazioni sovrapposte della voce della stessa Toffoli ma l'effetto "esplosione di sound", è garantito.

Asile's world; come la canzone precedente, anche questo brano non brilla di luce particolarmente intensa, per costruzione melodica e produzione... addirittura mi piace di più il remix (stessa cosa accade per la precedente Happiness in Home). Ma il testo non è male per niente; rivolto alla sorella, vista quasi come un'opposizione alla sua natura introversa, le canta di come nel suo mondo tutto sia più bello e acquisti un colore ben diverso da quello reale. Chiede di essere capita per una volta e di smetterla di guardarla con quello sguardo misto di sufficenza che nasce dal timore di ciò che non si comprende appieno.

Seven Times; la più morbosa e sotto tono, in un certo senso, dell'album intero. C'è veramente poco da dire perché qui Elisa adotta felicemente il modo di dire "less is more". Semplice, anche un po' ripetitiva (le parole "love" e "hate", vengono ripetute quasi in loop), un martello nella testa come quei violini tirati che accompagnano il ritornello... la voce caracollante e sospirante verso il finale sospeso. Bella e intensa.

Upside Down; ariosa e fresca, la più leggera e leggiadra dell' LP. In questo brano si percepisce di più la vera età di Elisa - all'epoca ventunenne - nell'immaturità acerba della voce e la sua capacità di produrre brani variegati e molto diversi uno dall'altro come se ancora non avesse ben chiaro chi vuole essere e quale strada intraprendere per meglio esprimersi. Se Seven Times o Chameleon sono due perle nere di oscurità, qui Elisa ribalta le carte in tavola e ci mostra l'altro lato della sua personalità: e dunque spazio a una bella serie di accordi di chitarra in apertura e largo ai colpi di batteria e piatti negli incisi dove la nostra - quasi con un sorrisetto soddisfatto - solfeggia leggera, leggera: "Up-up-up-si-de down!".

A Little Over Zero; la ballad classica che non poteva mancare in un lavoro del genere, dove "introspezione" è il motto. Lenta, posata, mai troppo fuori dalle righe - nemmeno nel cantato - esprime tutta la fragilità di Elisa, tutta la sua incapacità di ergersi sopra quelle debolezze che ti rendono tanto insicuro, che ti differenziano dalla massa. Non c'è serenità per coloro che hanno deciso di porsi delle domande e di camminare finché la strada della vita lo permetterà, senza cedere alla tentazione di farsi somministrare verità preconfezionate. Ma tutto questo si riflette nell'animo del singolo, come in quello di Elisa, e la battaglia continua contro l'uniformarsi a volta presenta delle buche ed è in una di queste che la Toffoli è caduta dentro. E qui, riesce a esprimere tutta la delusione verso sé stessa e la sua impotenza. Bellissima.

Creature; forse il brano che più si ispira ai lavori di Bjork. Con un incipit molto "orientaleggiante" - passatemi il termine per cortesia! - in apertura e che poi si ripete negli incisi, il brano è molto intimista e dal testo ermetico. A dirla tutta da quello che ne ho capito io e secondo la mia sensibilità, qui la Toffoli semplicemente voleva mettere in risalto il suo rapporto stretto con la terra natìa, che ama alla follia (ricordate? ritorna anche in una strofa di Luce: "(...) sui tramonti della mia terra, su nuovi giorni".
Esotico e molto più intimo di quello che lasci a intendere, il brano in questione è tra i miei favoriti.

Just Some Order; e qui Elisa mette a nudo le sue "psicosi". La richiesta è tra le più normali e, quella di avere ordine attorno a sé, è di per se un bisogno primario in una persona precisa, poco socievole che vive per lo più di emozioni: queste ogni tanto prendono il sopravvento e dunque si arriva alla necessità di fare piazza pulita per schiarire le idee... "All I have is courage and feel, these thoughts they don't wait". Di per sé la melodia di questo pezzo non è tra le più ricche; è forse quella tra le più minimalisite (Elisa ama molto il less is more! E' sempre più una conferma), con beat elettronici piuttosto soft. Mai rude nemmeno nei vocalizzi che la rendono, in summa, una canzone molto piacevole.

Come and Sit; sperimentazione, auto-controllo e grazia: sono questi i primi tre aggettivi che mi vengono in mente ascoltando questo pezzo. Secondo brano ispirato alla produzione di Bjork dove anche il cantato presenta dei momenti di calma piatta e monotonia con esplosioni d'isteria controllata e tensione tangibile seguite da fraseggi dilatati ed equalizzati perché ricordino un'eco. Sembra sempre di stare sul filo del rasoio in questa canzone dove si parla del rapporto con l'altro (che non è per forza il proprio amante).

Happiness is Home (Elisa's Remix);  ci voleva proprio quel pezzo che spezza un po' il ritmo a rilento dell'ultima parte dell'LP.
Qui Elisa si diverte proprio a caricare i beat e a renderli un pochino più pesanti e ravvicinati rispetto alla media dell'album, ma era necessario se si voleva dare un taglio diverso al brano che nella versione originale è fin troppo "civettuolo" - posso dirlo?

Tic Tac; di nuovo effetto loop ma questa volta usato per esprimere un senso d'urgenza. Il tempo scorre e scivola ma la musica rimane ed è il primo amore e il migliore. E non importa quanto si possa essere strani, lei ti amerà comunque. Non importa quanto si sia stanchi dopo una giornata intera passata tra mille difficoltà, c'è sempre posto per la musica.
Anche in questo pezzo Elisa non esagera con le sonorità e confeziona una canzone graziosa e leggera. E' sempre l'elettronica e la sperimentazione a fare da padrona ma utilizzata con grazia tanto che, se proprio non si ha voglia di fare gli intellettualoidi su un pezzo così nevrotico, la si può serenamente inserire in una playlist che serva anche solo per creare un sound in sottofondo per una serata di relax.

Little Eye; ed eccoci fare  ritorno nel mondo sabbioso e bruciante di Chameleon. I ritmi sono tribali e lo-fi e suggeriscono una sorta di danza della pioggia del futuro: quasi un esorcismo. Quali paure Elisa debba esorcizzare non è dato sapere con esatteza ma sono tante, e la ricerca interiore non si ferma. Eclettica come poche questa cantautrice dimostra ancora una volta un'amore per queste sonorità ancestrali, quasi preistoriche, per parlare del modernissimo disagio dell'animo umano.

Come Speak to Me; da qui in poi, scivoliamo verso il finale e verso la chiusura degna dell'album. Elisa stessa si rende conto che è ora di ridare un po' di carica all'ascoltatore ormai "percosso" dai colpi bassi inferti dagli ultimi pezzi e quindi ci prone di staccare un po', con la versione in inglese di Luce (Tramonti a Nord Est). La traduzione che ne è stata fatta in italiano (curata da Zucchero Fornaciari, tra l'altro), rimane abbastanza fedele al testo originale anche se alcune strofe sono state modificare per renderle più musicali, il concetto di base non cambia: "Come speak to me, easy like hands on skin. Come speak to me, easy like sky on earth".

Asile's World (Bedroom Rockers Remix); sessione di fiati e ritmi jazzati per il remix della canzone che porta a conclusione questo viaggio.
Carica e melodica, un remix più adatto al concetto che il testo vuole esprimere. Di sicuro questo remix mette più allegria di quanto non faccia la versione originale.
Ed era necessario concludere con questa versione remixata perché nonostante la tristezza e le insicurezze attraverso cui abbiamo viaggiato, il capolinea è però sereno e porta conforto: quello del calore e dell'intimità della nostra mente e delle nostre fantasie che a dispetto di tutto hanno la possibilità di rimanere rosee.


Eccoci arrivati alla fine; piaciuto il viaggio?
Non l'ho mai specificato ma ad ogni mia recensione track-by-track, mi piacerebbe che ci fosse il sottofondo musicale creato dai brani che sto recensendo. Renderebbe meglio l'idea.
Le parole raggiungono un certo tipo di sensibilità ma per tutto il resto, sono limitate e limitanti.
Per questo vi dico: date una possibilità a questo vecchio LP, perché ne vale la pena. Lasciatevi condurre da una immatura Elisa tra le pieghe della sua personalità contorta ma limpidissima: è tutto nero su bianco, dai testi alle note sul pentagramma.
A volte un viaggio nel passato aiuta a capire meglio il proprio presente.

Hope Valentine.